Lavoro: la moda è donna, ma non nella governance

 

L’indagine “The Glass Runway” dedicato alle disuguaglianze ancora esistenti nel mondo del lavoro a livello manageriale nel settore del fashion: solo il 14% dei big brand è gestito da un dirigente donna.

 

Le donne spendono più del triplo degli uomini in abiti e accessori, ma coprono una fetta ancora piccola dei “posti di comando” del settore. È quanto emerge dalla corposa indagine “The Glass Runway” condotta dal Council of Fashion Designers of America in collaborazione con Glamour e Mc Kinsey & Company per scoprire perché esiste ancora un alto livello di disparità nel mondo del lavoro e come superarlo.

Secondo The NPD Group, un globale società di ricerche di mercato, nel 2017 le donne hanno speso in acquisti fashion più di 159 miliardi di dollari. Sembrerebbe automatico pensare che il target elettivo del settore sia coinvolto anche nella gestione del lavoro, invece, stando ai numeri, non è così. Meno della metà dei principali marchi di abbigliamento femminile, infatti, ha una stilista al timone, mentre un’altra indagine ha rilevato che solo il 14% dei big brand è gestito da una dirigente donna.

Moda lavoro donna_BFC_Stephanie Phair-min
Stephanie Phair

Le ultime notizie che provengono dal mondo della moda – Clare Waight Keller alla guida di Givenchy come primo direttore artistico donna, Stella McCartney che ha ottenuto il pieno controllo del suo marchio omonimo e Stephanie Phair eletta nuovo presidente del British Fashion Council (l’equivalente inglese della nostra Camera della moda) – sembrano aprire uno spiraglio, ma non si tratta ancora di un trend significativo. L’indagine del Council of Fashion Designers of America e McKinsey & Company ha intervistato  535 professionisti sulle loro ambizioni, opportunità e battute d’arresto, oltre ad aver ascoltato più di due dozzine di dirigenti a vari livelli per approfondire il modo in cui il genere abbia eventualmente avuto un impatto sulle loro carriere.

Il titolo del sondaggio, The Glass Runway, proviene da uno studio sulla disuguaglianza di genere nel settore della moda che discute il linguaggio che viene spesso utilizzato per descrivere i designer e il loro lavoro: secondo gli autori, le aziende che riescono a essere diverse e inclusive rappresentano alcune delle più brillanti storie di successo nel mondo della moda e della vendita al dettaglio.

Nelle interviste, il 100% delle donne ha affermato che la disuguaglianza di genere è un problema nel settore, cosa che solo il 50% degli uomini ha dichiarato. Non è escluso che il risultato sia dovuto al fatto che molte donne già lavorano nella moda, a differenza di altri ambiti: le iscrizioni al Fashion Institute of Technology di New York nel 2016 sono state per l’85% di giovani donne. “La mancanza di alti dirigenti donna non è il risultato di una qualche mancanza di ambizione”, si legge nello studio. Nella fase iniziale della loro carriera, le donne hanno il 17% di possibilità in più rispetto agli uomini di aspirare a diventare dirigenti di alto livello. Ma arrivati a metà carriera uomini hanno il 20% di possibilità in più rispetto alle loro coetanee di arrivare a ricoprire quei ruoli.

Quasi tutte le donne intervistate, anche quelle che si definivano assertive e molto ambiziose, hanno dichiarato di aver lottato per chiedere promozioni. Diverse veterane dell’industria femminile hanno dichiarato di sentirsi “fortunate” solo per essere state assunte o promosse. L’indagine è arricchita anche da testimonianze dirette, anche sul fronte delle disparità retributive: “Ho sempre partecipato a trattative salariali con basse aspettative” ha detto una dirigente agli autori dello studio. Anche ora, gestendo la propria compagnia, un’altra intervistata ha affermato di avere “stress e dubbi” quando negozia con i clienti.

Secondo il sondaggio, inoltre, a tutti i livelli avviene che gli uomini ottengano più feedback di quanto facciano le donne su come far progredire la loro carriera. E anche se la ricerca ha scoperto che, dopo la nascita del movimento #MeToo, molti manager maschili hanno fatto un passo indietro rispetto alle donne mentori, gli uomini nella moda sembravano scoraggiati da atteggiamenti obsoleti: “Come uomo sono preoccupato del fatto che le donne siano più sensibili e si sentano offese quando fornisco loro un feedback, quindi lo faccio meno spesso”, ha detto un produttore di sfilate di moda e altri eventi. Un atteggiamento espresso da diversi intervistati di sesso maschile.

Glass-Runway_Data-Deck_ moda lavoro donna
(immagine tratta dallo studio “The Glass Runway”)

Gli studi hanno scoperto che diventare mamma può mettere in secondo piano la carriera di una donna ed è il principale fattore di disparità di retribuzione. Il presidente di un marchio di moda ha suggerito che le donne abbandonassero le posizioni di alto livello a causa della maternità: “La metà di tutti i vicepresidenti con figli affermava che la maternità era stata un ostacolo per andare avanti e nelle interviste molte donne hanno detto di aver aspettato ad avere figli fino a quando non si erano trovate in una posizione di livello senior, per non essere ‘lasciate indietro'”.

“È orribile da dire, ma una delle cose che abbiamo sempre considerato quando valutavamo le candidate per un’offerta di lavoro era se erano sposate da poco e se probabilmente avrebbero presto avuto figli, ha ammesso un ex manager delle risorse umane per un marchio di moda. “C’erano molte più probabilità di offrire il lavoro a una donna single o a una donna più anziana – ha aggiunto -; questo mai e poi mai è avvenuto con gli uomini”.

moda lavoro donna_CFDA_Steven Kolb-min
Steven Kolb

“La moda – afferma Steven Kolb, presidente e CEO del CFDA – deve spingere per una maggiore uguaglianza di genere al vertice, soprattutto perché le donne sono al centro del business. Siamo un’industria creativa, e penso che le persone creative abbiano un forte senso dell’umanità, e lo vedete nel modo in cui interagiscono tra loro. Ora dobbiamo vedere come tradurre questo in opportunità più tangibili per le donne nelle loro carriere e nelle loro vite in modo che possano continuare a prosperare e crescere”.

Tra gli esempi riportato dall’indagine, l’azienda Gap Inc. che nel 2014 è diventata la prima società di Fortune 500 ad annunciare di aver raggiunto la parità retributiva per lo stesso lavoro (tre dei cinque marchi sono guidati da donne) . In Tapestry – che possiede Coach, Kate Spade e Stuart Weitzman – l’amministratore delegato Victor Luis è stato tra gli oltre 400 a firmare l’impegno del CEO “Action for Diversity & Inclusion”, promettendo di apportare cambiamenti concreti sul posto di lavoro.